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EMERGENZA SANITARIA VADEMECUM PER PSICOLOGI

Questo documento vuole essere un Vademecum, una guida operativa, che ha l’obiettivo didiffondere, soprattutto a livello territoriale, strumenti conoscitivi ed operativi utili per orientarsi nella gestione di alcune problematiche inerenti la professione di psicologo, alla luce delle principali regole che vanno osservate in questo periodo di emergenza sanitaria da diffusione di coronavirus.

Il Vademecum è stato realizzato nell’ambito di un gruppo di lavoro interno all’Ordine degliPsicologi della Regione Umbria.

Il documento, sicuramente non esaustivo, rappresenta un primo tentativo di raccolta e sistematizzazione di informazioni non sempre note o facilmente accessibili e quindi, speriamo, utili ad un primo orientamento qualora ci si trovi a dover affrontare una delle tematiche trattate.

Abbiamo deciso di dedicare una parte del documento all’intervento terapeutico “a distanza”così da poter offrire una visione alternativa del setting psicoterapeutico e permettere ai colleghi di riflettere su questa alternativa che in alcuni casi appare utilizzabile rispettando semplici accorgimenti metodologici.

Nella parte finale del documento vi è una sitografia da poter consultare sia nella terapia conl’adulto che in quella con il bambino.

1. SI PUO’ CONTINUARE A RICEVERE IN STUDI PRIVATI

Non sono previste, ad oggi, Ordinanze ufficiali di sospensioni delle normali attività professionali private, quali le attività libero-professionali di studio su base individuale.

Se professionista e paziente sono asintomatici e non vi sono particolari fattori epidemiologici di rischio si devono adottare solo le normali precauzioni igieniche generali.

2. COSA FARE IN CASO DI SINTOMI

In presenza di sintomi simil influenzali come febbre, tosse, dispnea o fattori di rischio epidemiologico, gli appuntamenti devono ovviamente essere rinviati.

A tutela dei propri clienti bisogna applicare le precauzioni raccomandate dall’Istituto Superiore di Sanità:

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus

 Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute. Lavare e disinfettare le mani per prevenire l’infezione: bisogna lavarsi le mani spesso eaccuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol. Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la

bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
 Coprire bocca e naso in caso di tosse e starnuti; usare fazzoletti monouso.
 Usare la mascherina solo nel sospetto di essere malato o se si assiste persone malate.
 Tenere una distanza di almeno 1-2 metri durante i colloqui (valutare anche gli

eventuali impatti di setting, ed essere pronto a discuterne con il paziente se

opportuno).
 Tenere a disposizione un dispenser di soluzione igienizzante idroalcolica, da far usare

ai pazienti prima della manipolazione di test, materiali diagnostici, giochi per bambini che debbano poi essere poi usati da altri. Valutare come comunicare in modo sereno la richiesta di farne uso.

Prestare particolare attenzione in caso di attività di natura psicocorporea, che richiedono a volte un contatto più ravvicinato col paziente, e dove il rispetto delle norme di igienizzazione (uso di soluzione idroalcolica) deve essere tassativo.

 Ricordare inoltre di pulire regolarmente le superfici di lavoro (tavoli, sedie) e sanitarie dello studio con disinfettanti adeguati (a base di cloro o alcol), e di arieggiare regolarmente i locali.

 In caso si abbia una sala d’attesa, tenere maggiormente distanziate le sedie, e pulire giornali o materiali di gioco/lettura lasciati a disposizione dei clienti.

 Verificare quotidianamente la propria temperatura e stato di salute. In caso anche solo di leggera febbre o altri sintomi come tosse e dispnea, sospendere temporaneamentel’attività, o passare a modalità online.

3. ACCORTEZZE PER I LAVORI IN GRUPPO

L’evoluzione delle Ordinanze e raccomandazioni delle Autorità di Salute Pubblica porta versoun atteggiamento di progressiva maggiore prudenza per attività che coinvolgano numerose persone insieme.

Attualmente è possibile continuare a condurre terapie di gruppo o incontri che prevedano la partecipazione di più utenti solo se è possibile garantire il rispetto della distanza minima di sicurezza di un metro.

E’ ovviamente necessario che gli utenti siano tutti asintomatici e senza rischi epidemiologici.

Il rispetto da parte di tutti i partecipanti delle norme igieniche generali diventa ovviamente molto importante, e gli stessi devono essere avvisati degli aspetti di privacy (la positività di un componente può portare a dover indicare l’identità degli altri componenti del gruppo).

Inoltre bisogna considerare che la dinamica di gruppo potrebbe essere influenzata in questi giorni da eventuali timori legati all’incontro tra numerose persone. Può essere quindi utile

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riflettere, assieme ai partecipanti, sulla forte opportunità di posporre gli incontri di questi giorni.

4. BISOGNA ADOTTARE LE STESSE PRECAUZIONI CON SOGGETTI IN ETA’ EVOLUTIVA

Il Coronavirus sembra essere clinicamente meno pericoloso in età pediatrica sebbene bisogna tener presente che solitamente le interazioni con i bambini sono più ravvicinate rispetto a quelle con gli adulti, con maggiore esposizione per il professionista.

Inoltre i bambini sono però spesso meno attenti alle norme igieniche generali; pertanto bisogna prestare particolare attenzione alla rigorosa igienizzazione di oggetti, giochi, tappetini e superfici con cui sono entrati in contatto.

5. PER NON AUMENTARE ANSIE E/O PAURE E’ BENE FARE RIFERIMENTO SOLO A NOTIZIE PROVENIENTI DA FONTI UFFICILAI

Il clinico può specificare ai clienti che è normale essere in ansia in questo momento e che, per non aumentarla, è utile evitare informazioni provenienti da siti non ufficiali e/o da fonti non accreditate.

Fonti ufficiali:

 Ministero della Salute https://www.salute.gov.it Istituto Superiore di Sanità https://www.iss.it
 Numero Verde Regione Umbria 800 63 63 63

Numero verde del Ministero della Salute 1500, ed i propri medici di medicina generale.

Nel caso in cui vi fossero clienti con tratti paranoidi, fobie, ritiro sociale o in isolamento domiciliare il professionista dovrà porre particolare attenzione a esplorare il significato della situazione per loro.

6. COME COMPORTARSI SE IL CLIENTE ANNULLA LA SEDUTA

Certamente nel patto di terapia sarà stato definito con il cliente un accordo in riferimento a questa eventualità.

In questo periodo così inatteso, l’eventualità che avvenga una disdetta con scarso preavviso da parte di un cliente potrebbe essere un evento prevedibile che può essere annoveratoall’interno di una situazione contingente di difficoltà o di impossibilità di organizzarsi.

7. IN CASO DI POSITIVITA’ AL VIRUS DEL PROFESSIONISTA SI PUO’ DEROGARE AL SEGRETO PROFESSIONALE INDICANDO I NOMI DEI CLIENTI CON CUI SI E’ ENTRATI INCONTATTO.

Lo psicologo è al corrente per dovere deontologico che nelle situazioni di emergenza sanitaria prevale il principio della protezione della salute sulla gestione della privacy del cliente.

Se il professionista presentasse una positività al Coronavirus sarà tenuto quindi a indicare i nominativi dei clienti con cui è entrato in contatto senza specificare il motivo clinico perché sottoposto al principio del Segreto Professionale indicando, nel caso, la vicinanza con i vari soggetti nominati per generici motivi di lavoro.

Sarà bene quindi, in questo periodo, avvisare i pazienti di questa eventualità, evidenziando che sarà attivata nel rispetto della privacy del cliente.

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Si indicherà anche che nel caso il terapeuta risultasse positivo al Coronavirus sarà lui stesso ad avvisare il cliente della situazione.

Nel caso della Terapia di Gruppo, la presenza di un cliente risultato positivo, lo condurrà ad indicare i nomi degli altri soggetti con cui è venuto in contatto.

8. QUALI SONO I DIRITTI ALL’ASSISTENZA PER GLI PSICOLOGI CONTAGIATI

Se il terapeuta subisce un arresto dell’attività lavorativa a causa di malattia da contagio daCoronavirus rimane vigente la possibilità di avvalersi della usuali forme di assistenza tramite INPS o ENPAP previste in caso di malattia.

Le possibilità di assistenza ENPAP sono le seguenti:
a) Indennità di malattia: indennizzo economico da richiedere in caso di malattia;

b) Assistenza Sanitaria Integrativa: possibilità di richiedere, in caso di malattia, dei servizi sanitari integrativi:

https://www.enpap.it/servizi-per-te/indennità-di -malattia-e-infortunio

c) Stato di Bisogno: questa è una forma di copertura che si rivolge ai colleghi che hannosubito una riduzione dell’attività lavorativa per situazioni non previste ed eccezionali (ad es.colleghi isolati in zona rossa con gravi conseguenze personali). I criteri sono molto particolari:

http://www.enpap.it/servizi-per -te/assistenza-stato-di -bisogno

Si resta in attesa di ulteriori provvedimenti del Governo a sostegno degli operatori del nostro settore.

Ad oggi esiste il Decreto Legge del 2 marzo 2020 in cui nell’articolo n. 16 ci si rivolge ai professionisti residenti ed operanti nei Comuni della Zona Rossa.

9. SI POSSONO USARE TECNOLOGIE DI COMUNICAZIONE A DISTANZA PER LE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE

La consulenza on line è mediata dalle Raccomandazioni del CNOP 2017. (http://www.psy.it)

In situazioni di emergenza e contingenza particolari, come clienti che vivono nella Zona Rossa o sono impossibilitati a spostarsi per motivi di salute, è possibile attivarla chiarendo che il setting potrebbe subire delle modifiche sostanziali.

Sarà cura del terapeuta comprendere con il cliente o anche da solo le motivazioni (psicologiche o reali) della richiesta.

In questa fase della diffusione del Coronavirus non si ravvedono le condizioni per un passaggio totale alla modalità on line nel trattamento terapeutico.

Per offrire comunque una visione ampia sull’argomento, in Appendice, viene riportata l’esperienza di chi, come professionista, ha utilizzato questa modalità di incontro psicoterapico.

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10. PER I DIPENDENTI DI STRUTTURE PUBBLICHE O PRIVATE

Se hai particolari problemi di salute che possano portarti ad essere a maggior rischio clinico è bene segnalarlo.

Adeguarsi alle indicazioni di prevenzione generale, successivamente, a quelle specifiche del tuo datore di lavoro.

Confrontarti con lui se pensi di dover effettuare incarichi a rischio. In tal caso dovranno essere contattati i Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione e il Medico Competente per quanto concerne la tutela della salute dei dipendenti. Dovranno, inoltre, darti indicazioni chiare su cosa fare e i Dispositivi di Prevenzione Individuali opportuni.

11. ORGANIZZAZIONE DI EVENTI PUBBLICI (SEMINARI, CORSI DI FORMAZIONE, CONFERENZE …..)

Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 (Art.1) viene normata e regolamentata la sospensione di tutti gli incontri in cui vi siano gruppi di persone non in grado di rispettare la distanza di sicurezza minima di un metro. Se tale misura minima di sicurezza non è possibile l’incontro dovrà essere annullato.

12. TIROCINI

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 (Art. 1) esclude dalla sospensione i corsi post-universitari connessi con l’esercizio di professione sanitarie e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Tuttavia il responsabile della struttura può discrezionalmente sospendere le attività se non ricorrono le condizioni di protezione previste.

BIBLIOGRAFIA

  •   DPCM, 4 marzo 2020
  •   DPCM, 8 marzo 2020
  •   DPCM, 9 marzo 2020SITOGRAFIA

    • https://www.salute.gov.it

    • https://www.iss.it

    • https://www.psy.it

    • https://www.huffingtonpost.it/entry/il-coronavirus-e-un-mostriciattolo-che-fa-paura-ma- tu-non-devi-temerlo_it_5e5392d9c5b6a4525dbd94c5

    • https://comune-info.net/ha-la-corona-ma-non-e-re-ne-regina/
    • https://www.youtube.com/?hl=it&gl=IT – Umberto Galimberti sul Coronavirus

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APPENDICE

PSICOTERAPIA A DISTANZA.

Ho avuto modo di sperimentare una nuova metodologia di incontro psicoterapeutico:l’incontro con strumenti telematici.

E’ successo una prima volta circa un anno fa, con un giovane paziente che già seguiva con meun percorso di psicoterapia da diversi mesi, costretto, per motivi di studio, a trasferirsiall’estero per un periodo limitato di tempo. In quel caso è stato proprio lui a proporre e adinsistere per questo cambiamento, perché molto preoccupato di interrompere il processo in corso e di perdere i miglioramenti acquisiti.

Le sedute con tecnologie di comunicazione a distanza hanno funzionato molto bene: accordo preso come per un normale appuntamento, durata un’ora come in studio, ripresa a mezzobusto per me nella posizione che occupo solitamente in studio, per cercare di garantire il più possibile una costanza del setting, ripresa a mezzo busto anche per il paziente.

Il limite di questo tipo di colloquio è che può trattarsi di incontri di livello meramente cognitivo verbale: sono penalizzanti per alcuni tipi di approccio, come ad esempio quelloGestaltico ove il corpo ed il contatto empatico, ma anche “l’esperimento” diretto in studio,sono parte integrante della metodologia. Tuttavia, penso che alcune sedute in videoconferenza possano costituire un efficace surrogato, che può funzionare per alcune volte

Un limite che, per correttezza deontologica, va chiaramente spiegato al paziente.

L’incontro con tecnologie di comunicazione a distanza può però servire a mantenere il “filo”, ad alimentare la relazione terapeutica che è fatta di costanza e regolarità.

Con il paziente di cui parlo ho lavorato inizialmente proprio sull’impatto che il nuovo modo divedersi potesse avere su di lui.

Con lui abbiamo poi ripreso le normali sedute al suo ritorno, senza che l’esperienza delle sedute a distanza avessero in qualche modo alterato o mutato l’alleanza terapeutica. In questo caso, l’esperienza in videochiamata è stata limitata a circa 4-5 sedute.

Il nuovo metodo ha funzionato così bene che l’ho riproposto altre tre volte, in casi molto similia quello descritto, seppure con pazienti diverse per genere, età e problematica clinica di partenza; in tutti i casi però, il presupposto era una terapia già ben avviata ed una relazione terapeutica solida. Ho cercato di spiegare in modo chiaro, sin dall’inizio, che le sedute con tecnologie di comunicazione a distanza non avrebbero potuto sostituire l’intero processo, masolo aiutato, per un periodo circoscritto, a mantenere il contatto e la relazione di fiducia.

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CONSIGLIO NAZIONALE ORDINE PSICOLOGI – LINEE GUIDA PER LE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE VIA INTERNET E A DISTANZA (2017)

ETICA

1) I principi etici e le norme del Codice deontologico si applicano anche nei casi in cui le prestazioni vengono effettuate con il supporto di tecnologie di comunicazione a distanza (cfr. art 1 del Codice deontologico). Tali principi e norme debbono essere esplicitati attraverso documenti presenti sul sito o sulla piatta forma del professionista che eroga la prestazione.

ADEGUATEZZA

2) È responsabilità di ogni psicologo, prima di iniziare un intervento online, valutarel’adeguatezza di tale strumento in base alle caratteristiche dell’intervento e dei soggetti coinvolti.

COMPETENZA

3) Gli psicologi dovranno fornire servizi online entro i limiti della loro competenza derivata dalla loro formazione, istruzione, esperienza di tirocinio, o altre esperienze professionali, e dovrebbero comprendere i limiti e le applicazioni delle diverse tecnologie.

4) Lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione a distanza consente interventi di e-health di carattere psicologico. Tali contesti applicativi, per la complessità e la specificità che li caratterizza, richiedono al professionista la disponibilità di tecnologie adeguate e il possesso di particolari competenze nel loro uso.

5) Gli psicologi dovranno rendere identificabili le loro competenze ai clienti, dichiarando la loro identità (ad esempio, specificando una posizione geografica) e fornendo prove della loro identità, comprese le qualifiche, l’esperienza in materia (tra cui esperienza nella fornitura di servizi online) e l’appartenenza a qualsiasi registro/albo ed eventuali organi sociali competenti, e guidare il cliente su come/dove possono verificare queste informazioni; i siti web degli psicologi dovrebbero anche trasmettere queste informazioni in modo professionale, grammaticalmente corretto e privo di gergo.

6) Gli psicologi dovranno assumersi la responsabilità di valutare continuamente le loro competenze in questo settore.

7) Lo psicologo che offre prestazioni via internet comunica al proprio ordine l’indirizzo web presso il quale svolge tale attività, la tipologia di strumentazione software e la tipologia di media utilizzati.

ASPETTI LEGALI

8) Gli psicologi dovranno conoscere e rispettare tutte le leggi e i regolamenti, quando la fornitura di servizi online ai clienti attraversa i confini giurisdizionali e/o internazionali, incluso il determinare se l’intervento psicologico online è consentito in tale giurisdizione o se si applicano restrizioni.

9) Per la custodia dei dati e delle informazioni si applicano le norme previste dalla normativa vigente.

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10) Gli psicologi dovranno esplicitare all’utenza che la propria abilitazione consente la prestazione di servizi online.

RISERVATEZZA

11) Gli psicologi devono (aggiornandosi costantemente) prendere tutte le precauzioni (ad esempio, le misure di sicurezza informatica) per proteggere e mantenere la riservatezza dei dati e delle informazioni relative ai propri clienti, oltre a doverli informare riguardo le precauzioni prese, anche riguardo il potenziale aumento dei rischi sulla riservatezza, inerente le differenti tecnologie utilizzate (per esempio, email vs videoconferenze) nonché i limiti che ciascuna modalità offre alla riservatezza.

12) Lo psicologo che si serve di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza è tenuto a utilizzare sistemi hardware e software che prevedano efficienti sistemi di protezione dei dati.

CONSENSO

13) Gli psicologi devono ottenere e documentare accuratamente il consenso informato, per quanto possibile, conformemente a tutte le leggi e regolamenti in materia.

14) Il consenso per i servizi di e-mental health deve affrontare le questioni chiave relative alla tecnologia, nonché il processo dell’intervento, tra cui: la privacy e la riservatezza, la struttura e la durata (tempi)dei servizi forniti, i rischi potenziali, le limitazioni dei rispettivi mezzi di comunicazione utilizzati e per i quali il servizio sarà/può essere fornito online, le tasse, le misure di sicurezza adottate, l’affidabilità della connessione online, le attrezzature tecnologiche e le competenze, i limiti riguardo la comunicazione e la possibilità per le incomprensioni che potrebbero verificarsi, la tenuta dei registri (come e dove le informazioni personali saranno registrate e conservate e chi avrà accesso ad esse), le strategie di gestione del rischio, le disponibilità (tempi e modalità) ad essere contattati, le regole di partecipazione/termine e le politiche di cancellazione, così come le alternative all’interventopsicologico online.

GESTIONE DELLE CRISI

15) Gli psicologi dovrebbero fornire riferimenti a strutture cliniche nella posizione geografica del cliente in caso di emergenza, prima di iniziare l’intervento online.

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